Un “Evgenij Onegin” sontuoso quello andato in scena alla prima del Verdi di Trieste

Una prima in grande stile è andata in scena al Verdi ieri sera. Pubblico delle grandi occasioni, elegante come si confà ad un evento di questa portata. Ma non addentriamoci in questioni che poco hanno a che fare con lo spettacolo andato in scena ieri sera e che, troppo spesso, rubano spazio sugli organi di informazione locali e non.

L’Evgenij Onegin allestito – con un certo coraggio tenuto conto della difficoltà di seguire un’opera cantata in russo – a Trieste dal Teatro dell’Opera di Stato di Sofia è stato semplicemente sontuoso. Con un coro strabiliante e con un orchestra, diretta magistralmente dal Maestro Carminati, perfettamente a suo agio.

Dicevamo dell’allestimento: grande prova di Alexander Rostyuchenko e della regista Vera Petrova, al loro debutto in Italia, che hanno saputo riprodurre in maniera tradizionale e allo stesso tempo innovativa quel pathos e quella vena di romanticismo potente tutto slavo che si sprigiona dall’opera di Cajkovskij. Tutte all’altezza dell’evento le prove individuali, ma voglio sottolineare la presenza scenica e la voce di Tat’jana/Valentina Mastrangelo, di Onegin/Catalin Toropoc, rumeno, e di Vladimir Lenskij/Tigran Ohanyan, armeno, al loro debutto davanti a un pubblico tanto preparato ed esigente come quello triestino. Il quale ha riservato lunghi applausi, anche se, a detta dello scrivente, non particolarmente fragorosi. Forse perché in Italia siamo davvero disabituati a leggere i sopratitoli (e i sottotitoli).

Splendidi i costumi di Steve Almerighi, scomparso prematuramente quest’anno.

 

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