Editoriale

Care Lettrici, cari Lettori,

Perché “Il Gazzettiere”? Le risposte sarebbero innumerevoli, ma voglio concentrarmi sul nome scelto, “gazzettiere” appunto. Il termine, secondo il dizionario Treccani, era, anticamente, sinonimo di “scrittore, collaboratore di gazzette”, oggi usato in senso spregiativo, vale a dire giornalista di poco valore o di scarsa serietà professionale. Addirittura il dizionario dei sinonimi e contrari della RCS, a proposito della parola “mestierante”, enuncia diversi sinonimi spregiativi quali “artista mercenario”, “professionista per lucro”, “pennivendolo” e, appunto “gazzettiere”. A parte che di professionisti senza scopo di lucro, ahimè, non se ne vedono: o meglio, lo scopo di lucrare ci sarebbe ma spesso non gli è possibile. Ma questo è un altro discorso.

Il termine nasce nel XVII secolo, quando per definire quei cronisti “ante litteram” veniva utilizzata la parola “gazzettiere” ovvero scrittore di notizie pubblicate su “gazzette”. Da non confondere con l’allora termine spregiativo di “gazzettante”.

Da sottolineare che la parola “gazzettiere” deriva da “Gazzetta”, foglio di notizie che, nella Serenissima Repubblica di Venezia, costava, appunto, una “gaxetta” (o due soldi). Poi il termine è diventato desueto a favore della parola “giornale”, radice dell’attuale “giornalista”. Con la differenza che mentre oggi la parola “gazzetta” indica ancora alcuni tra i quotidiani più letti d’Italia, coloro che ci scrivono non possono più chiamarsi “gazzettieri”. D’altro canto non esiste mica l’ordine dei gazzettieri ma solo quello dei giornalisti.

Bene, il Gazzettiere si pone il donchisciottesco obiettivo di rendere giustizia a una professione antica e rispettata, caduta in disgrazia. E lo farà raccontando in maniera, semplice, imparziale, gratuita (alla faccia di chi ci definisce “professionisti per lucro”…) gli accadimenti della città di Trieste e del suo antico territorio. Grazie per la pazienza e buona lettura.

 

Luigi Putignano